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Canapa industriale: storia, opportunità, criticità, prospettive

"Gli effetti benefici del CBD confermati da diversi studi ma il percorso è lungo"

Luglio 26, 2018
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Alimenti e cosmetici; semi lavorati per le industrie e le attività artigianali; fibre naturali destinati ai lavori di bioingegneria e bioedilizia; materiale per la fitodepurazione e la bonifica di siti inquinati; florivivaismo.

Sono queste le principali destinazioni della canapa industriale, un settore che vantava in Italia, nel ventesimo secolo, superfici importanti, poco meno di 110.000 ha nel 1940, e che ha registrato una fortissima contrazione a partire dagli anni sessanta, dovuta al diffondersi delle fibre artificiali, all’evolversi del costo della manodopera ed alle problematiche legate alla possibile presenza di sostanze psicotrope.

I dati più recenti indicano che nel periodo 2013 -14 gli ettari coltivati a canapa fossero poco più di 3000 e che oggi siano circa 5000.

Di questi temi si è discusso nel corso del Convegno “Canapa Industriale: storia, opportunità e criticità attuali, prospettive future”, organizzato a Roma da Confagricoltura, moderato dalla conduttrice di Matrix Greta Mauro, a cui hanno preso parte rappresentati del mondo della produzione, della trasformazione, ricercatori e Istituzioni.

“Il nuovo crescente interesse per questa coltura – ha detto la componente di giunta Diana Pallini, aprendo i lavori - è dovuto fondamentalmente a tre motivi: grande potenzialità, a livello internazionale, delle fibre naturali, sia per l’impiego tessile, sia per gli impieghi alternativi della fibra tecnica (bioedilizia, materiali compositi, componentistica per auto, cellulosa, ecc.).

Si prevede, infatti, che la domanda mondiale di fibre passi dagli attuali 50 milioni di tonnellate ai 130 milioni di tonnellate nel 2050, conseguentemente al raddoppio della popolazione. La richiesta di alimenti alternativi, caratterizzate da proprietà salutistiche che possano fornire sostanze ad alto valore biologico”.

 

Confagricoltura, “mancano alcuni passaggi normativi”

“Sebbene gli effetti del CBD siano stati confermati da vari studi clinici pubblicati sulle più importanti riviste del settore, in Italia il percorso per arrivare ad un utilizzo del CBD come nutraceutico è tutto da fare – sottolinea Confagricoltura – anche se il ministero della Salute ha presentato un dossier per includere l’Olio di CBD tra i novel food, facendolo così rientrare negli alimenti e non nella farmaceutica, favorendone la diffusione.

 

 

Infiorescenze

Il Tema delle infiorescenze, pur non essendo citate espressamente dalla Legge n.242 del 2016 né tra le finalità della coltura né tra i suoi possibili usi, rientrano nell’ambio delle coltivazioni destinate al florovivaismo, purché tali prodotti derivino da un delle varietà ammesse.


“Con la circolare del 21 maggio 2018 – spiega Confagricoltura – è stato fatto un primo passo molto importante per il riconoscimento delle infiorescenze, che rappresentano il punto più delicato della Legge, ma resta ancora da chiarire come possano essere utilizzate”.

Confagricoltura, insieme a Cia e FederCanapa ha definito un disciplinare di produzione dedicato all’infiorescenza da Canapa coltivata in Italia, al fine di creare una filiera tracciabile e di qualità e supportare le imprese nel cogliere tutte le opportunità che derivano dalla coltivazione della canapa industriale.

 

Le nuove esigenze del mercato

Massimiliano Giansanti, presidente ConfAgricoltura “Dobbiamo lavorare su nuove varietà di canapa maggiormente rispondenti alle nuove esigenze industriali e di mercato e, in funzione delle nuove varietà, devono essere anche valutate le tecniche agronomiche più adatte ed affinare le macchine per la raccolta in relazione ai diversi impieghi. Per uno sviluppo equilibrato e dalle basi solide occorre, inoltre, integrare i diversi segmenti produttivi in distretti di bioeconomia agricola attraverso l’aggregazione degli agricoltori, dei fornitori di servizi, dell’agroalimentare e dell’agroindustria.”

 

 

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