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CBD per Cani e Gatti: utilizzo ed effetti

Gli estratti di Cannabis possono essere utilizzati per assistere i nostri amici a quattro zampe.

Settembre 19, 2018
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Il CBD è una molecola senza effetti psicotropi che ha dimostrato, secondo diversi studi scientifici i suoi effetti rilassanti e antinfiammatori.

L'interesse della comunità scientifica per il potenziale terapeutico del cannabidiolo è sempre maggiore, motivo per il quale è utilizzato come coadiuvante in diverse patologie, comprese quelle che colpiscono gli animali domestici.

CBD per Cani e Gatti

Negli Stati Uniti l’utilizzo del CBD per gli amici a quattro zampe è già consolidato, in Europa è un fenomeno più recente, ma sta crescendo di giorno in giorno l’interesse per le potenzialità terapeutiche del cannabidiolo.
L’Olio di CBD per cani e gatti può aiutare nei casi di

Casi clinici

Elena Battaglia, veterinaria, racconta la sua esperienza di cura di animali con il CBD ed i risultati ottenuti:

“Sono ormai quasi due anni che uso il CBD e la cannabis. Uno dei primi casi è stato un cane di 6 anni, incrocio husky che aveva talmente male al ginocchio a causa dell’artrosi che non gli si poteva toccare la zampa. Avevamo già provato con i FANS e in seguito con il cortisone senza grande successo. Dopo un paio di mesi di CBD il cane è stato meglio. Abbiamo proseguito la terapia per altri tre mesi e da allora è guarito!”.

 

La storia di Jack , un pastore belga malinois di 7 anni, dimostra come il cannabidiolo abbia contribuito in maniera importante a migliorare il benessere della vita del cane.

Salvato da Fernando, il suo padrone, da un canile in Spagna nel 2012, Jack affetto da una forma di tumore al cervello, infezioni e malattie della tiroide, era stato abbandonato.

Con l’Olio di CBD “Jack ha iniziato a sembrare meno stressato ed ora sto cercando di aggiustare il dosaggio, attualmente fissato a 2 mg al giorno, preso a colazione e a cena”.

Dosaggio

Molti utenti che intendono somministrare CBD al proprio gatto o cane chiedono informazioni circa il dosaggio.

Gli animali vertebrati hanno un sistema endocannabinoide esattamente come quello degli esseri umani, il quale agisce su una vasta gamma di processi biologici all’interno dell’organismo.

Dunque il cannabidiolo agisce sugli animali in maniera molto similare al modo con cui interagisce con gli essere umani.

Esiste una dose standard di partenza in base al peso che verrà inseguito modulata in base alla patologia e al paziente.

L’esperienza e la letteratura scientifica sul Tema non sottolineano casi di particolari effetti collaterali tuttavia è sempre consigliabile rivolgersi ad un dottore veterinario.

 

A cosa serve il sistema endocannabinoide

Il sistema endocannabinoide si basa su meccanismi intra-neuronali diversi da quelli dei normali neurotrasmettitori. Ecco perché è coinvolto sia nel controllo dell’appetito sia in molte altre funzioni fisiologiche correlate alla risposta allo stress e al mantenimento dell’omeostasi.

Gli endocannabinoidi hanno proprietà neuro-protettrici, sono in grado di regolare l’attività motoria e della memoria. Inoltre, il Sistema Endocannabinoide è coinvolto nella modulazione della risposta immunitaria, infiammatoria, endocrina ed esercita anche un’azione antiproliferativa.

Gli endocannabinoidi influenzano sensibilmente anche il sistema cardiovascolare e quello respiratorio, controllando il ritmo cardiaco, riducendo la pressione arteriosa e favorendo la  bronco-dilatazione.

 

Il sistema endocannabinoide

I recettori del sistema endocannabinoide sono il CB1 e il CB2.

Il CB1 è un recettore di membrana che si trova nel sistema nervoso centrale in due zone che controllano il comportamento alimentare: la zona mesolimbica, legata al piacere di assumere cibo gustoso, alcool, nicotina e droghe, e la zona ipotalamica, legata alla produzione di molecole che regolano l’apporto di cibo.

Recettori CB1 sono presenti anche negli organi che controllano il metabolismo, come il tratto gastro-intestinale, il fegato, il pancreas endocrino, il tessuto adiposo e il muscolo scheletrico.

Il CB2 invece è un recettore coinvolto nel metabolismo dell’osso e ha la capacità di modulare la risposta immunitaria.

Dalla presenza di questi recettori, si arrivò ben presto alla conclusione che dovevano esistere anche delle molecole prodotte dal corpo che vi si legassero. Siamo nel 1992 quando viene scoperto l’anandamide.

Parliamo degli endocannabinoidi (o cannabinoidi endogeni), rappresentati da molecole di derivazioni lipidica molto simili ai cannabinoidi esogeni (o fitocannabinoidi) della Cannabis.

Fu subito chiaro quindi che l’organismo è dotato di un vero e proprio sistema endocannabinoide che si occupa di sintetizzare, o al contrario, di smaltire questi composti.

A differenza degli ormoni tradizionali e dei neurotrasmettitori che vengono immagazzinati in vescicole secretorie fino al momento del rilascio, gli endocannabinoidi sono sintetizzati e rilasciati sul momento e degradati subito dopo la loro azione. Il sistema endocannabinoide agisce quindi su richiesta, esercitando le sue azioni solo dove e quando necessarie.

 

Le informazioni riportate non sono da intendersi come consigli medici, i contenuti hanno finalità informative e non sostituiscono il parere del medico veterinario.

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