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CBG e ricerca: cosa devi sapere sul Cannabigerolo

“È interessante notare come diversi composti naturali possono essere in grado di esercitare azioni neuroprotettive contro l'infiammazione e lo stress ossidativo”

Novembre 09, 2018
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Molti utenti chiedono quali siano gli effetti del CBG, perché acquistare un prodotto rispetto ad un altro che contenga cannabigerolo.

In questo articolo citiamo quattro studi che meritano attenzione sulla capacità del CBG nel contribuire a contrastare alcune patologie. Tuttavia gli studi citati non presentano risultati definitivi, i quali richiedono un maggiore approfondimento per poter stabilire in maniera sempre più precisa l’efficacia dei cannabinoidi.

Le proprietà neuroprotettive del CBG nella malattia di Huntington sono state analizzate in uno studio pubblicato nel 2015 su PubMed. 

Lo studio è stato condotto su topi suddivisi in due categorie, quello che i ricercatori hanno evidenziato è come il cannabigerolo possa contribuire a migliorare il deficit motorio ed a preservare i neuroni stratiali nel contrastare la tossicità.

Il CBG sarebbe in grado di contribuire all’innalzamento dei livelli delle difese antiossidanti ridotte. Per lo studio sono stati utilizzati topi transgenici, significa che il loro genoma è stato modificato con l’inserimento di geni che appartengono ad altre specie animali.

I topi transgenici sono necessari per la realizzazione di sistemi modello utili per lo studio di malattie, soprattutto quelle genetiche. Grazie ai topi transgenici i ricercatori riescono a sviluppare un’analisi delle risposte farmacologiche rispetto ad una determinata patologia.

La ricerca pubblicata su PubMed lo scorso giugno ha indagato il ruolo del CBG nella neurodegenerazione, alimentata principalmente da infiammazione e stress ossidativo.

“È interessante notare – si legge nello studio –  che diversi composti naturali possono essere in grado di esercitare azioni neuroprotettive contro l'infiammazione e lo stress ossidativo, proteggendo dalla perdita di cellule neuronali”.

Tra queste fonti naturali, è citata la Cannabis ed il cannabigerolo (CBG)le cui proprietà antiossidanti sono già state dimostrate nei macrofagi. I macrofagi sono cellule che appartengono al sistema dei fagociti. La loro funzione principale è quella di inglobare nel loro citoplasma particelle estranee, compresi i microrganismi, per poi distruggerle.

Nella ricerca l’obiettivo è stato quello di valutare la capacità del CBG di proteggere i “motoneuroni NSC-34 dalla tossicità indotta dal mezzo dei macrofagi RAW 264.7 stimolati con LPS”.

I risultati conclusivi hanno indicato gli effetti neuroprotettivi del CBG, che potrebbero essere un potenziale trattamento contro la neuroinfiammazione e lo stress ossidativo.

Il Cannabigerolo si mostrerebbe efficace nel contrastare le disfunzioni della vescica.

Lo studio “Effect of Non-psychotropic Plant-derived Cannabinoids on Bladder Contractility: Focus on Cannabigerol” ha preso in esame l’efficacia di alcuni fitocannabinoidi non psicotropi, quali CBD, CBG, CBDV, THCV e CBC su un modello di vescica do un topo in vitro.

Durante la ricerca è emerso come CBG, THCV, CBD e CBDV in una certa concentrazione riescono a ridurre le contrazioni indotte dall’acetilcolina senza modificare in modo significativo le contrazioni indotte da elettro stimolazione.

L’acetilcolina è una sostanza prodotta dal nostro organismo per trasferire gli impulsi nervosi in diversi punti del sistema nervoso e centrale.

L’ordine gerarchico stabilito dai ricercatori è stato il seguente: CBG uguale al THCV ma maggiore efficacia rispetto a CBD e CBDV.

Studi più approfonditi hanno evidenziato come il cannabigerolo hanno mostrato l’efficacia di questo cannabinoide nel ridurre le contrazioni indotte dall’acetilcolina nella vescica umana.

Il Cannabigerolo si mostrerebbe efficace come antinausea ed antiematico. Citiamo lo studio pubblicato nel 2011 “Interaction between non-psychotropic cannabinoids in marihuana: effect of cannabigerol (CBG) on the anti-nausea or anti-emetic effects of cannabidiol (CBD) in rats and shrew”.

Nel primo esperimento, condotti su topi, c’è stata una una prima fase di ‘pretrattamento’ con somministrazione di CBG, dopo quindici minuti di CBD.
Trenta minuti dopo tutti i ratti hanno assunto una soluzione composta da saccarica e Licl. Settantadue ore dopo i topi sono stati sottoposti ad un test di reattività.

Il secondo esperimento ha previsto sempre l’assunzione di CBG e CBD in combinazione con altre soluzioni e le conclusioni a cui sono giunti è che interazione tra dosi moderate di CBG e CBD possono opporsi reciprocamente al recettore 5-HT (1A) nella regolazione della nausea e del vomito.

 

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