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Terpeni, cosa sono e come interagiscono con i cannabinoidi

I terpeni oltre a conferire alle piante proprietà aromatiche sembrerebbero avere anche delle proprietà terapeutiche

Ottobre 30, 2018
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I Terpeni sono delle biomolecole che conferiscono odori e sapori alle piante, in natura ci sono oltre trentamila terpeni presenti in più specie vegetali.

Quando osserviamo una pianta di Cannabis una delle prime cose che ci colpisce è appunto l’odore, di questo dobbiamo ringraziare i terpeni i quali attribuiscono il caratteristico aroma.

Sono prodotti nelle stesse ghiandole in cui sono prodotti il THC e il CBD e sono utilizzati dalle piante per difendersi dall’attacco di insetti o altro, emettendo un aroma pungente.

Oggi c’è grande interesse sul ruolo che i Terpeni svolgono in alcuni effetti prodotti dalla Cannabis.

Il mircene è uno dei principali terpeni presenti nella cannabis, caratterizza diverse varietà caratterizzandosi con un aroma muschiato e fragranze che ricordano i chiodi di garofano.

Tra le caratteristiche del mircene c’è quella di alleviare i sintomi del dolore cronico e di ridurre le infiammazioni; ciò avviene grazie ad un legame che si crea con i recettori del sistema endocannabinoide che permette così la risposta analgesica sull’organismo.

I terpeni hanno dimostrato di essere composti sinergici che contribuiscono a creare il quadro fitocannabinoide della Cannabis.

Supportate da studi in vitro, animali e clinici evidenziano proprietà anti-infiammatorie, antiossidanti, analgesici, anticonvulsivanti, antidepressivi, ansiolitici, neuroprotettivi, anti-mutageni, antiallergici, antibiotici e antidiabetici attributi. 

Terpeni e genetica della pianta

I Terpeni si trovano in concentrazione maggiore nelle piante femmine della Cannabis, che non sono state impollinate e la quantità e composizione ovviamente cambia a seconda della genetica della pianta e delle condizioni in cui è stata coltivata.

Effetto Entourage

L’effetto entourage indica il rapporto che si sviluppa tra i terpeni e i cannabinoidi, descritto e scoperto per la prima volta da Raphael Mechoulam, il padre della Cannabis, il medico israeliano che nel 1964 isolò per la prima volta il THC.

Mechoulam con effetto entourage descrive l’interazione e gli effetti dei diversi composti della cannabis e la sua capacità di indurre una serie di effetti sul corpo umano. L’effetto entourage ipotizza che i composti della cannabis lavorino meglio insieme di quanto non facciano separatamente.

I risultati delle ricerche di Mechoulam e del suo team sono state pubblicate sull’European Journal of Pharmacology.

Perché è importante l’effetto entourage?

I terpeni oltre a conferire alle piante proprietà aromatiche sembrerebbero avere anche delle proprietà terapeutiche.

Composti come il pinene ed il cariofillene sono noti per essere dei potenti antinfiammatori e possono dimostrarsi efficaci ad esempio per contrastare l’insonnia.

Oggi la ricerca è concentrata sugli studi dei singoli cannabinoidi come il CBD, quando invece parliamo di effetto entourage studiamo gli effetti della pianta nella sua interezza.

 

Il Cannabidiolo ed il Tetraidrocannabinolo

Alcuni studi hanno preso in considerazione l’effetto entourage studiandone l’effetto in combinazione di CBD e THC.

Sebbene il CBD abbia la capacità di lenire gli effetti psicotropi del THC diversi studi hanno evidenziato come insieme abbiano proprietà analgesiche molto più potenti di quanto non abbiano se assunti singolarmente.

Il CBD aiuta a contrastare gli effetti negativi del THC, soprattutto in coloro che utilizzo il tetraidrocannabinolo in dosi consistenti, un primo studio pubblicato nel 2013 Does Cannabidiol Protect Against Adverse Psychological Effects of THC?mette in luce le capacità del CBD di contrastare alcuni di questi effetti collaterali.

 

 

Proprietà del Cannabidiolo 

Il CBD è importante per la sua capacità di attivare e stimolare le risposte del sistema nervoso all'interno dell'organismo.

Il Cannabidiolo grazie al suo potenziale neuro-protettivo, basato sulla combinazione delle sue proprietà anti-infiammatorie e anti-ossidanti potrebbe rivelarsi utile, ad esempio, nel contrastare l’insonnia.

Lo studio pubblicato nel 2017 “Cannabis, Cannabinoids, and Sleep: a Review of the Literature” dimostra come il cannabidiolo (CBD) potrebbe avere un potenziale terapeutico per favorire ad esempio una buona qualità del sonno.

La latenza del sonno viene ‘misurata’ attraverso di un test, che avviene un’ora e mezzo, tre ore dopo il sonno notturno, in cui si invita il paziente, che si trova in una stanza silenziosa, oscurata e a temperatura costante, ad addormentarsi quattro - cinque volte ad intervalli di due ore.

Il test si conclude 15 minuti dopo che il paziente si è addormentato oppure dopo aver tentato per 20 minuti di addormentarsi senza riuscirci.

Una latenza del sonno, più volte riprodotta, al di sotto dei 5 minuti è patologica, fra i 5 e 10 minuti rientra nei valori limite.

“Il tetraidrocannabinolo Delta-9 (THC) può ridurre la latenza del sonno ma può compromettere la qualità del sonno a lungo termine”.

CBD (Cannabidiolo), dopo quanto tempo fa effetto?

I ‘tempi di effetto’ del CBD sono legati, in generale, alle modalità di assunzione.
Il metabolismo del CBD essendo implicato in molti processi fisiologici come modulatore di altri sistemi, non solo quello endocannabinoide, è molto soggettivo.

Un elemento di cui tenere conto per valutare i ‘tempi di effetto’ del cannabidiolo.

Tuttavia possiamo affermare che se assumiamo CBD per via sublinguale, come l’olio o per via inalatoria, ad esempio vaporizzando cristalli, evitiamo il passaggio nel tratto gastro intestinale, e ci sarà un effetto stimato entro un tempo di quindici minuti.

Se invece ingeriamo il CBD attraverso le capsule, quindi con il passaggio nello stomaco, i “tempi di effetto” si allungano ed in base agli enzimi coinvolti possono variare da uno alle tre ore!

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