CBD illegale: il CBD è legale in Italia?

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CBD illegale: che cosa dice la legge in Italia

Luglio 2024: nuovo decreto per inserire il CBD nella tabella dei medicinali stupefacenti

ll 6 luglio 2024, il Ministro della Salute Schillaci ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un decreto che inserisce i prodotti ad uso orale a base di CBD nella tabella B relativa ai medicinali psicotropi . Questa decisione ignora il provvedimento del TAR del Lazio che aveva sospeso il precedente Decreto dal contenuto identico,  non tiene conto delle evidenze scientifiche in favore del CBD e anzi cita la raccomandazione dell'OMS, nonostante questa al contrario inviti i paesi UE a non inserire il CBD in alcuna tabella di medicinali e/o stupefacenti. 

Se il decreto entrasse in vigore, diventerebbe efficace dal 5 Agosto e circoscriverebbe la vendita di CBD per uso orale alle farmacie, influenzando negativamente sia la disponibilità del prodotto che l'industria della canapa in Italia.

Noi stiamo provando a batterci per fare in modo che non accada!

Come? Provando a dialogare con le istituzioni e facendo informazione! Sul nostro profilo instagram, il Dott Paolo Monaco, ci spiega perchè il CBD non è uno stupefacente. In questo articolo invece, ripercorriamo i passi precedenti a questo decreto di mezza estate.

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L'informazione prima di tutto, il CBD non è uno stupefacente.

Un'ordinanza emessa il 16 gennaio 2024 dal Tar del Lazio dice che il CBD non è illegale. L'ordinanza ha accolto la richiesta del Ministero della Salute di rinviare la decisione della causa riguardante l'annullamento del Decreto 28.10.2020, che prevedeva inserimento delle composizioni ad uso orale di CBD nella tabella B dei medicinali.

Precedentemente, il 26 ottobre 2023, il Tar del Lazio, aveva confermato la sospensione del Decreto del 7 agosto 2023, che avrebbe voluto trattare il CBD come una sostanza stupefacente e illecita.

La nuova udienza era stata fissata per il 16 gennaio 2024. Il 16 Gennaio 2024 la decisione è stata posticipata al 24 settembre 2024.

Il Tar ha espresso diverse perplessità sulla motivazione del decreto che "appare priva della richiesta integrazione istruttoria e non sufficientemente chiara in ordine al profilo degli accertati concreti pericoli di induzione di dipendenza fisica o psichica".

Questa decisione, che accogliamo con entusiasmo e gratitudine, sottolinea l'insensatezza e l'antigiuridicità del Decreto nonchè l'importanza di rispettare la normativa comunitaria europea e salvaguardare gli attori italiani presenti nella filiera.

Ma facciamo un passo indietro per avere un quadro chiaro sulla situazione legislativa del CBD in Italia e in Europa.

La situazione legislativa del CBD in Europa

Nel 2017 l ’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che le preparazioni di cannabidiolo puro, con meno dello 0,2% di THC, non devono essere sotto controllo internazionale perché non creano danni né dipendenza. Il CBD viene quindi rimosso dalla tabella IV della convenzione del 1961, quella che contiene le sostanze “particolarmente dannose e di valore medico o terapeutico estremamente ridotto". 

Nel 2020 la Corte di Giustizia Europea emana una sentenza sul CBD: il cannabidiolo non può essere considerato una sostanza stupefacente e pertanto “uno Stato membro non può vietare la commercializzazione del cannabidiolo (CBD) legalmente prodotto in un altro Stato membro, qualora sia estratto dalla pianta di Cannabis sativa nella sua interezza e non soltanto dalle sue fibre e dai suoi semi”. 

In Germania il Tribunale amministrativo di Düsseldorf, il 26 maggio 2021, ha annullato il divieto cittadino di vendere prodotti con CBD naturale;

In Francia il Consiglio di Stato di Parigi, con ordinanza 24 gennaio 2022, ha sospeso l’ordinanza governativa che limitava l'impiego di fiori e foglie di canapa alla sola produzione industriale di estratti e il Conseil d’État francese, con sentenza 29 dicembre 2022, ha annullato definitivamente tale provvedimento;

La Corte Suprema amministrativa di Varsavia, con sentenza 17 febbraio 2022, ha annullato il provvedimento del Chief Sanitary Inspector che qualificava la Cannabis Sativa L. come novel food;

Intanto in Italia...

Il CBD in Italia dal 2020 al 2023

Nel 2020, il ministro Roberto Speranza emana un decreto (1 Ottobre 2020) per inserire il CBD ad uso orale nella tabella dei medicinali estratti da sostanze stupefacenti. Il 28 Ottobre dello stesso anno, a seguito di numerose proteste da parte di cittadini, aziende produttrici e associazioni che utilizzano la Cannabis a scopo terapeutico e probabilmente anche a fronte di una consapevolezza sul danno economico per l’Italia, Speranza firma un nuovo decreto che sospende il primo e mette temporaneamente al sicuro il CBD dall’essere definito sostanza stupefacente.

A distanza di tre anni, il 7 agosto 2023, il ministro della salute Schillaci firma un decreto che revoca a sua volta il precedente decreto di sospensione di Speranza. Pertanto dal 20 settembre 2023,  “le composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo” verranno inserite nella tabella dei medicinali estratti da stupefacenti, che è allegata al Testo Unico degli Stupefacenti. 

Come comunicato da Imprenditori Canapa Italia, dopo il ricorso presentato dall'associazione al TAR del Lazio il 3/10/23, il Collegio Giudicante ha sospeso in via cautelare l'applicazione del Decreto del 7 agosto 2023 entrato in vigore il 20 settembre 2023.

La sospensione del decreto è stata effettiva fino alla data della Camera di Consiglio del Collegio Giudicante, fissata al 24/10/2023. Il 24. 10. 2023, la Corte ha deciso di mantenere il decreto sospeso fino all'emissione del giudizio, fissato al 16. 01. 2024.

A guardar bene i dati, sembra che l'Italia sia andata completamente fuori strada rispetto alle linee europee, senza preoccuparsi di mettere in crisi un intero settore e provocare danni economici e occupazionali.

Per fortuna però delle possibili conseguenze se ne preoccupa il Tar, che ha deciso di tener conto anche delle ragioni e dei diritti dei lavoratori della filiera. Il provvedimento giudiziale di sospensione infatti, ha come scopo quello di tutelare i venditori di CBD e tutti i lavoratori della filiera, durante lo sviluppo del processo.

Di solito, la sospensione cautelare non viene concessa se non in presenza della sensazione dei giudici che vi sia una certa fondatezza nelle motivazioni del ricorso

Quali sono i punti deboli del nuovo decreto sul CBD illegale?

Ecco alcuni dei punti deboli del decreto del 7 agosto 2023:

  • La convenzione Internazionale sugli Stupefacenti del 1961 non considera il Cannabidiolo (CBD) una sostanza stupefacente

  • L’Organizzazione Mondiale della Sanità specifica che non è una sostanza da tenere sotto controllo perchè non crea danni né dipendenza

  • La posizione italiana è in contrasto con le posizioni delle autorità francesi, inglese e tedesche, che hanno escluso l’inserimento del CBD nelle tabelle nazionali degli stupefacenti

  • La posizione italiana è in contrasto con la normativa e la giurisprudenza comunitaria che, per natura, sono di fonte superiore alle leggi italiane. Come stabilito nel 2020 dalla Corte di Giustizia Europea, il cannabidiolo non può essere considerato una sostanza stupefacente e pertanto “uno Stato membro non può vietare la commercializzazione del cannabidiolo (CBD) legalmente prodotto in un altro Stato membro, qualora sia estratto dalla pianta di Cannabis sativa nella sua interezza e non soltanto dalle sue fibre e dai suoi semi”

  • Il decreto si riferisce alle “composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo”. Quindi, per ora, il CBD per inalazione probabilmente continuerà a circolare liberamente. Questa distrazione fa luce sul fatto che alla base del decreto non ci sia una volontà di evitare un eventuale rischio per la salute dei consumatori, ma un altro tipo di interesse

  • Il decreto risulta in contraddizione con la stessa normativa italiana ed in particolare la L. 242/2016 che permette la coltivazione di varietà di canapa per ottenere, tra i vari prodotti, anche quelli di tipo alimentare.

  • Il decreto risulta ambiguo in molte sue parti. Ad esempio, non chiarisce se il divieto riguardi i prodotti per uso orale che siano composti in parte da CBD o esclusivamente i prodotti composti unicamente da CBD come sostanza isolata.
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CBD illegale in Italia: chi ne paga le conseguenze?

Il mercato della cannabis light in Italia genera circa 150 milioni di euro l’anno e impiega più di 10.000 persone. Dalla sua entrata in vigore ci saranno danni economici ma anche sociali se pensiamo ai posti di lavoro.

I primi a farne le spese potrebbero essere i piccoli rivenditori, come le erboristerie o i negozi di cannabis light. Il decreto potrebbe avere un impatto notevole anche sui negozi online, che a seconda delle linee guide che seguono, vaglieranno la strada da prendere per ridurre l’impatto al minimo. In generale, tutte le aziende che hanno investito in produzione, trasformazione e commercializzazione del CBD pagheranno in un modo o nell'altro il peso di questo decreto.

Come puoi immaginare, la filiera legata al CBD è composta da diversi attori, quelli di seguito sono solo alcuni tra i principali:

  • I coltivatori di cannabis legale certificata
  • Le aziende che si occupano di estrazione di CBD 
  • I laboratori che si occupano di miscelazione di principi attivi
  • I laboratori di terze parti che si occupano di effettuare le analisi sul principio attivo
  • I reparti packaging
  • I rivenditori
  • I reparti marketing

Questa grande filiera, che non può restare invisibile, ha letteralmente costruito il mercato del CBD, generando un utile importante per il paese e dando lavoro a tante realtà diverse, anche e soprattutto a realtà locali a basso reddito o a giovani imprese formate da under 35. 

Un utilizzo di CBD di tipo esclusivamente farmaceutico la sconvolgerebbe creando un danno economico e occupazionale non da poco e lasciando spazio alle aziende straniere che ne approfitteranno per appropriarsi di una fetta importante del mercato italiano, come già stanno facendo, a discapito di chi ha scelto di investire lavorando in questo paese.

Inoltre, come emerge da un sondaggio effettuato da Swg e Cannabis Terapeutica sul nuovo decreto e sul nuovo inquadramento del CBD a cui hanno partecipato circa 1600 persone, in Italia c’è grande scontento da parte di chi utilizza il cannabidiolo rispetto alle nuove misure del governo. Il 92% degli intervistati è preoccupato dal possibile aumento dei costi del CBD, circa il 90% è convinto che il nuovo decreto sul CBD avrà conseguenze negative sulla propria salute e più del 50% ha paura che farà fatica a reperire il CBD con facilità.

Posso continuare a acquistare i prodotti al CBD sul vostro shop online?

Assolutamente sì e in completa tranquillità. Ti aspettano i tuoi prodotti, con la stessa qualità e la stessa sicurezza di sempre e tante sorprese e nuovi prodotti in arrivo.

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Difenderemo sempre il nostro lavoro e le tue necessità. Come una delle prime aziende del settore in Italia, ci stiamo muovendo per aprire un dialogo costruttivo con le istituzioni in modo da far sentire la nostra voce e provare a difendere i diritti sia di chi lavora nella filiera della canapa, sia di chi la utilizza per trarne beneficio.

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